ruta patavina_fiore_colli euganei

I Colli Euganei: erbe, fiori e vulcani

I nostri vini nascono nel Parco regionale dei Colli Euganei. Un luogo che non ci stanchiamo mai di raccontare e conoscere, per la bellezza della sua natura e dei suoi fiori, in particolare. Ma questa volta non vogliamo essere noi a dirvelo e per farlo abbiamo coinvolto una persona che in questi colli ha speso anni di studi e ricerca, Antonio Mazzetti. Si è laureato in Scienze Naturali all’Orto Botanico di Padova, oltre 40 anni fa, e ha coltivato una lunga passione per i Colli Euganei. Ha scritto il libro su La flora dei Colli Euganei e vari opuscoli sulla sentieristica dei Colli Euganei, sentieri euganei. Per quasi 50 anni Mazzetti ha condotto escursioni di conoscenza attraverso la natura e la storia del territorio euganeo, maturando un rapporto profondo con la gente e il paesaggio dal quale e nato un libro singolare e unico nel suo genere: I nomi della terra, toponomastica dei Colli Euganei. Ad Antonio Mazzetti abbiamo chiesto i segreti dei nostri colli.

 

Ci presenta in poche righe i nostri Colli?

I Colli Euganei sono il prodotto di un singolare vulcanesimo che ha mescolato antiche rocce calcaree marine con una serie diversificata di lave venute dal profondo della crosta terrestre. Una doppia natura che ha prodotto un paesaggio unico, dove potenti coni vulcanici si alzano sopra morbide dorsali calcaree, creando prospettive inusuali, più vicine al semplice disegno infantile che non ai consueti paesaggi montani. Qui sta la bellezza: nella purezza di linee dolci e forti che s’intersecano creando una gioiosa armonia sopra l’orizzonte della pianura. I Colli Euganei rappresentano un unicum prezioso nel panorama collinare italiano.

 

Andar per erbe: quali sono i suoi consigli? 

La terra euganea accoglie una sorprendente biodiversità vegetale e animale, grazie alle diverse caratteristiche dei terreni e dei microclimi che si rincorrono sui versanti secondo l’esposizione e l’inclinazione. A primavera è tradizione, e un gran piacere, andar per erbe spontanee, sapendo che alimentano e curano. Riconoscere e raccogliere le varie erbe è un’arte antica che da sempre ha sostenuto in maniera significativa la dieta naturale della gente euganea. Sulle rive tra i terrazzamenti, nei prati e nei cespuglieti, a lato dei sentieri campestri e all’interno di boschi radi si raccolgono i carletti, le sparesìne, i tani, i bruscandoli, i bruschi, le s-cròssoe, l’ajo pitòn, le ghinee, il poro salvo, le ròsoe, i pissacani, i cuigrassi, le potèe, i grentani e tante altre specie alimurgiche dai nomi curiosi che mescolate sapientemente arricchiscono la tavola di profumi e sapori sinceri. Veri e propri doni della terra.

 

Il fiore che per lei racconta più di tutti queste colline.

Tra le tante peculiarità i Colli Euganei ospitano una pianta che in tutta Italia cresce solo qui: la Ruta padovana (Haplophyllum patavinum). Specie rarissima, presente in stazioni puntiformi su terreno calcareo tra Arquà Petrarca, Baone e Valle San Giorgio e verso Valsanzibio nella zona del Mondònego. È una piantina poco vistosa, con fiorellini giallo zolfo, non profumati, che stenta assai a riprodursi per seme, e non va ovviamente confusa con la celebre ruta comune che si mette nella grappa (Ruta graveolens). Pur nella sua modestia estetica è la specie botanica più preziosa dei colli Euganei.

 

Non solo fiori. La sua pianta preferita?
Personalmente la pianta che ammiro di più, e che rappresenta forse meglio di altre la bellezza e la particolarità della flora euganea e del clima euganeo, è il corbezzolo (Arbutus unedo). Esponente della Macchia mediterranea, è un alberello sempreverde con foglie simili all’alloro, che ha la bella particolarità di fiorire in autunno, producendo grappolini penduli di fiori bianchi che sbocciano quando le tonde bacche aranciate maturano diventando rosse. Un albero gioioso, amante del suolo vulcanico roccioso esposto al sole, che nel momento in cui la flora euganea si prepara al riposo e si spoglia, sfoggia la sua brillante livrea tricolore: bianca, rossa e verde. I frutti, dalla pasta aranciata, sono eduli e forniscono interessanti marmellate di fine stagione.

 

Qual è l’identità del territorio in cui crescono i vigneti di di Quota 101 a Torreglia?

I vigneti di Quota 101 si tendono sul pendio rivolto a sud del fianco occidentale di monte Sengiari, su una larga coltre di marna argillosa che scende dolcemente verso la piana di Torreglia e Luvigliano. Poco più a est si alza il fianco vulcanico di monte Sengiari che ospita un luminoso bosco misto a roverella, carpino, orniello e albero di Giuda, che in più punti si arricchisce degli esponenti sempreverdi della Macchia mediterranea come il corbezzolo, l’erica e il cisto.

 

Per quanto riguarda Baone, invece?

Nella valle che da Baone sale verso il passo delle Croci in direzione di Valle san Giorgio, i vigneti di Quota 101, si stendono su un declivio calcareo che gode il sole del mattino e un’escursione termica più significativa rispetto al quelli di Luvigliano. Poco sopra, sul crinale del monte Cero, vi è una piccola stazione di Ruta patavina, in condizioni precarie ma pur tenacemente legata al quel sito luminoso e arido. E più in alto si apre l’ampia falda della Vaesàna del Cero, con boschi di castagno che ospitano il maggiociondolo e il tiglio selvatico, oltre a secolari maronàri, un tempo parte della ricchezza e dell’orgoglio della gente di Calaone.

 

Vorresti venire subito a girovagare tra i nostri i fiori e la natura dei nostri Colli?

Guarda le nostre camere e passa qualche giorno qui con noi!